Jimmy Arroyave: il sogno della pasticceria e una determinazione “esplosiva”

Jimmy Arroyave è uno di quei ragazzi che l’entusiasmo e la passione per la pasticceria (e per la cucina) gliela senti nella voce, ancor prima di conoscerlo e vedergliela negli occhi. Il suo buongiorno al mattino è l’orgogliosa (ma senza vanto) foto del dolce che ha preparato la sera prima. E i suoi sogni, poi, la dicono lunga…

Dedico a tutti i giovani cuochi e pasticceri questo articolo, perché il futuro della nostra cucina italiana è lì, nelle loro mani e nei loro cuori. In quella stessa passione che Jimmy esprime con energia e fiducia.

I giovani talenti devono farsi conoscere, con grinta e decisione. L’essere dei fuori classe conta, ma senza il sacrificio e la determinazione (anche quella di voler far sentire la propria voce), l’arte non porta molto lontano.

I giovani talenti devono dire la loro, perché, in quanto a determinazione, a volte possono essere di esempio e stimolo ancora più dei volti noti. Forse perché hanno ancora una purezza non scalfita, e ai “one man show” rispondono semplicemente con gli spettacoli privati che creano chiusi nelle cucine.

Jimmy Arroyave ha voglia di crescere, a testa bassa e con tanti progetti in tasca. Perché sa che per raggiungere i suoi sogni, la strada, unica e sola, è quella dell’impegno. Desidera un’esperienza in Perù accanto a Virgilio Martinez, e poi a Parigi da chef Martino Ruggieri. Intanto è Sous chef a Il Cru del Grappolo d’Uva e chef pasticcere a Villa La Librata, nella sua meravigliosa Terracina.  Crea dessert al piatto  e per gli eventi si dedica alla piccola pasticceria , ai monoporzione, mignon, torte, semifreddi, praline di cioccolato…. “Mi attende una stagione intensa – dice -, ma con molte soddisfazioni!“.

Jimmy, come è nata in te la passione per la cucina e per la pasticceria?
A casa,  prima ancora di frequentare la scuola alberghiera… Da bambino mi piaceva vedere i tanti dolci che venivano preparati.  Mi ha sempre incuriosito molto quest’arte, e dalla curiosità è nata la passione.
Che profumo ha la tua passione?
Tom Ford tabacco e Vanille, un profumo molto ricco di aromi speziati, con delle note particolari di crema e vaniglia, fava di tonka e cacao.
C’è una persona che ha rivestito un ruolo fondamentale nella tua formazione, che ti ha fatto capire cosa volevi fare “da grande”?
Michele Ruggieri, senza dubbio. E’ un cuoco formidabile, penso sia uno dei pochi chef con la capacità di insegnare con umiltà e di spronarti per andare avanti in questo mestiere. Lui mi ha cresciuto, formato, motivato, ha fatto nascere e aumentare in me l’ambizione…
Ma perché la pasticceria?
Mi piace ogni tecnica della pasticceria. Mi permette di esprimere creatività, di realizzare equilibri giusti, nel gioco. Dico gioco perché creare dolci mi diverte ed emoziona. La stessa emozione che poi io voglio regalare a chi mangia i miei piatti.
ph. Alketa Zervoi
Cosa serve per emergere nella pasticceria?
Beh, è molto importante capire che il lavoro in cucina o dentro un laboratorio di pasticceria è davvero duro; non basta saper fare un dolce, si devono acquisire una serie di tecniche e abilità, è fondamentale l’approfondimento della conoscenza della materia prima…
Bisogna saper ascoltare, cogliere ogni insegnamento. Non bisogna avere paura dello stress, delle moltissime ore dedicate al lavoro… Ah, e poi onestà e rispetto, con se stessi, verso se stessi, con e verso gli altri.
Chi è il tuo “esempio” in pasticceria?
Il Maestro Gianluca Fusto. Ma seguo altri grandi maestri internazionali: Cedric Grolet, Luigi Biasetto, Pierre Hermè
Come consideri la pasticceria italiana rispetto al quella del resto d’Europa? Abbiamo più da imparare o più da insegnare?
La pasticceria Italiana non ha nulla da invidiare a quella degli altri paesi, per creatività, tecnica, varietà dell’offerta della materia prima … Dovremmo solo imparare  valorizzare i nostri prodotti . La Francia è molto brava in questo, sa valorizzare i suoi prodotti nel resto d’Europa e c’è molta “compattezza” nel marketing.
Cosa non deve mancare a un dolce per essere perfetto?
Sono dell’idea che il dessert al piatto sia quello perfetto e completo. Poi non devono mai mancare gusto, consistenza, masticabilità, salse, proporzioni, temperature diverse, elementi decorativi, colori …
Quale delle esperienze lavorative fatte sino ad ora non dimenticherai mai e perché?
Quella in Sardegna per ora… Ho fatto una stagione a Porto Cervo nel 2018, al Confusion di Italo Bassi. Lavorare accanto a uno chef che ha mandato avanti per 27 anni Enoteca Pinchiorri è stato un sogno nel cassetto che si avverava.
Come e dove sarà Jimmy tra 10 anni?
È una domanda a cui non so risponderti, sono consapevole che probabilmente ci saranno tanti ostacoli da superare. Ma li affronterò, mi impegnerò al massimo per poter arrivare dritto al mio obiettivo.
Jimmy, che dolce sei tu?
Una bavarese al timo, mousse di pere, crumble salato, salsa di vino rosso e riduzione di aceto balsamico… un’esplosione di sapori e consistenza al palato!
Eccolo il sorriso di Jimmy Arroyave: giovani sogni e… un’esplosione nel cuore da regalare al mondo.
Ovunque questa esplosione lo porterà, sarà di sicuro qualcosa di buono!
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