Alveare che dice sì: spesa sana dai produttori locali con un click

È il tempo del cibo e dell’alimentazione consapevole, dei percorsi di cucina sana e sostenibile. Se ne parla ormai da tanti anni, ma fino a che non ho incontrato sulla mia strada l’Alveare che dice sì un po’ facevo parte anche io della squadra del “vorrei ma non posso”.

Quante volte ci ripetiamo che vogliamo mangiare più sano, ma poi usciamo dall’ufficio ogni sera più tardi, gli impegni ci sovrastano, di tempo per noi stessi non impariamo mai a dedicarcene abbastanza e finiamo a fine giornata a riempire i nostri carrelli di corsa, dieci minuti prima che il supermercato chiuda.

Però magari stiamo attenti a mettere nel cestino della spesa quel prodotto di pulizia per pavimenti fatto con limoni naturali e che abbia persino un flacone riutilizzabile grazie alle ricariche, perché sappiamo che dobbiamo cercare di limitare gli sprechi, ridurre la plastica e tutti i rifiuti inquinanti… E così il nostro dichiararci Green, sostenibili, diventa una vera e propria contraddizione in termini: attenti alle cause e alle battaglie pro ambiente scegliendo una lacca per capelli senza gas, ma coi carrelli della spesa vuoti di cibo vero, sano e davvero sostenibile.

Se la colpa è solo la frenesia della nostra vita, la mancanza di tempo, la notizia è che c’è qualcosa, e soprattutto qualcuno, pronto a regalarci la soluzione per aggiungere il giusto colore e valore alla nostra spesa e alla nostra dieta: quelli di frutta e verdura che arrivano dai contadini del nostro territorio.

L’Alveare del cibo locale.

Ce lo ha insegnato più che mai la speriamo ormai lontana pandemia ad acquistare ogni cosa on line e in tempo di lockdown anche il cibo, a partire da una cena delivery, è diventato a prova di click persino per i più scettici.

Il costretto isolamento, poi, ha regalato a qualcuno di noi anche la voglia di cucinare di più e meglio e, vedendo la crisi economica colpire anzitutto i piccoli artigiani e produttori, ha accresciuto la consapevolezza di molti di quanto sia importante aiutarli, i produttori. E di come facendolo ci prendiamo anche cura della nostra alimentazione e della nostra salute.

Poi è tornata la normalità (o quasi), e con lei il tempo che corre più veloce dei nostri pensieri verso alimentazione sana e solidarietà per il nostro territorio.

È qui che viene in aiuto l’Alveare che dice sì: fai la spesa on line attraverso una piattaforma intuitiva e semplice e la vai a ritirare un giorno a settimana. Non una spesa qualunque, perché i prodotti tra cui scegliere sono tutti di piccoli produttori locali, del nostro territorio: frutta e verdura, uova, pasta e farine, carne e salumi, bevande, miele, prodotti caseari…

Questo è l’Alveare: un progetto che sfrutta le potenzialità del web per permettere alle persone di fare una spesa sana e di qualità direttamente dai produttori e offre a questi ultimi l’opportunità di farsi conoscere e di allargare il loro portafoglio di clienti.

E non è finita, perché fare la spesa attraverso l’Alveare che dice sì non è “scegli, clicca, compra, ritira e torna a casa”. È entrare in una comunità. Ed è la parola stessa Alveare a raccontarcelo.

L’importanza del legame tra produttori e consumatori.

Le api, operose, costruiscono un nido che è il simbolo più alto dell’unione e collaborazione. È raccolto, affollato, ma organizzato ed efficiente. Ed ecco l’uso figurato del termine Alveare a raccontare una comunità che ama i cibi buoni e che sanno di buono, prodotti da famiglie che da generazioni dedicano le loro vite alla coltivazione, all’arte casearia, alla panificazione… Persone che poi incontri, perché quando vai a ritirare la tua spesa della settimana loro sono lì, e puoi conoscerli, chiacchierare con loro, provare altri loro prodotti.

Il successo della filiera corta accelerato dal web ma anche dalla costruzione di rapporti di conoscenza e di amicizia. Un nuovo modo, per chiunque lo desideri, di fare la spesa di alimenti freschi, locali e di qualità; una nuova occasione per i produttori per far conoscere la loro offerta stagionale. Una comunità fatta di produttori e acquirenti che si aiutano l’un l’altro.

La comunità dell’Alveare Pordenone

Il luogo di incontro tra agricoltori e consumatori, ovvero il luogo del ritiro della spesa, può avvenire in posti diversi: un bar, un ristorante, un’associazione, un vivaio. Tutto dipende dall’organizzazione del gestore dell’Alveare locale. Sì, perché ogni Alveare ha un gestore di zona.

È grazie a uno di loro che ho avuto l’occasione di entrare a far parte di questa bellissima comunità. È successo quando Federica Premoso, già gestore dell’Alveare di Udine, ha allargato l’offerta del Friuli Venezia Giulia aprendo anche quello di Pordenone, la mia città.

L’Alveare di Pordenone.

La mia prima spesa all’Alveare di Pordenone è stata una vera gioia. Eccola qua: cachi, topinambur, finocchi, patate, radicchio, broccoli, rape rosse, uova… Colori e profumi di campagna, sapori veri che mi hanno fatto compagnia per tutta la settimana.

Quando riempi il carrello virtuale, o meglio dire il cestino, e chiudi l’ordine, il portale ti dice esattamente quanti chilometri (pochi) i prodotti fanno per arrivare fino a te e quanto dell’importo della tua spesa è andato ai produttori. Emozione!

Quanto tempo era che volevo assaggiare i formaggi di capra di quel caseificio che pur a pochi chilometri da me non avevo mai tempo di andare a visitare, o di riempire il frigo di uova di contadini, non quelle tutte grandi uguali, ma quelle così meravigliosamente irregolari, anche nei colori, chi più chiaro chi più scuro… Addio odore di freschino e avanti alle frittate gonfie e saporite!

Da quando Federica ha portato questo bellissimo progetto a Pordenone, a dicembre 2021, le mie spese sono sempre più varie e ricche: carni, salumi, pane, biscotti di casa, miele, succhi di polpa vera di frutta, peperoncini…

Ho amato questa iniziativa sin dal primo giorno e oggi ho deciso di raccontarla anche attraverso le parole di colei che sta portando salute e allegria nella mia casa e in quella di tante altre persone: Federica Premoso.

Parliamo dell’Alveare di Pordenone, ma quella di Federica è una testimonianza che racconta come funzionano tutti gli Alveari d’Italia e non solo.

Intervista a Federica Premoso, gestore Alveare Udine e Alveare Pordenone.

Federica Premoso al punto di ritiro della spesa dell’Alveare Pordenone

Federica Premoso, Udinese di nascita, è rientrata nella sua città natale a inizio 2021 dopo 15 anni di vita in Lombardia. È al suo rientro che, assieme al marito Oscar, ha deciso di iniziare la sua avventura con il primo Alveare friulano.

Dove hai conosciuto l’Alveare che dice sì?

Ho conosciuto l’Alveare a Milano nel 2015, dove era appena arrivato dalla Francia. Il progetto parte infatti da una startup francese e da lì poi, nel 2015 appunto, è approdata in Italia inserendosi nel circuito dell’I3P, un incubatore di aziende del Politecnico di Torino. I primi Alveari si sono diffusi in Piemonte e in Lombardia e poi piano piano sono arrivati nel resto d’Italia. Oggi sono più di 260.

Io e Oscar veniamo entrambi dal mondo della comunicazione e inoltre avevamo già un progetto legato al food, ai prodotti tipici regionali e all’amore verso il cibo etico e giusto. Proponevamo piatti tipici delle regioni, spostandoci con un piccolo mezzo vintage, e tutte le materie prime utilizzate erano di piccoli produttori della zona.

Conoscemmo la ragazza che oggi è responsabile di tutti gli Alveari d’Italia e ci innamorammo subito di questa startup. Così quando siamo rientrati in Friuli abbiamo portato l’Alveare con noi e siamo diventati gestori dell’Alveare di Udine.

Cosa vuol dire essere gestore di un Alveare? Come si fa?

La cosa bella di questo progetto è che chiunque può decidere di farne parte e di sostenere l’economia locale. Il Gestore è una persona che decide di dedicare un po’ del suo tempo, o tutto,  per costruire e poi gestire, appunto, il suo Alveare. Bisogna mettere insieme produttori locali, nel raggio massimo di 250 chilometri, e costruire la propria comunità.

Inizialmente una comunità web…

Il portale dell’Alveare che dice sì è unico e al suo interno vengono aperte le aree riservate di tutti gli Alveari locali. I consumatori si iscrivono gratuitamente al portale e cercano l’Alveare più vicino a loro a cui affidarsi e dove fare la spesa.

Ma quanti produttori servono per partire?

Non c’è un numero fisso, diciamo che ne servono almeno cinque, perché l’Alveare deve garantire al consumatore una spesa minima completa: frutta, verdura, prodotti caseari… L’Alveare viene però aperto e parte ufficialmente solo quando si raggiungono 150 consumatori di zona iscritti. Questo anche per garantire ai produttori uno zoccolo di clienti. Sono tutti produttori piccolini e per loro organizzare le spese dell’Alveare ed essere presenti il giorno della distribuzione è un impegno non da poco.

Il ritiro della spesa all’Alveare Pordenone

A Pordenone la spesa della settimana può essere ritirata il giovedì sera dalle 18.00 alle 19.30. Il luogo di ritrovo è un graziosissimo quanto autentico Caffè Letterario, nel centro storico della cittadina. Lì, in una sala che si affaccia su piazza della Motta, ogni settimana i produttori aspettano la comunità di acquisto pronti a consegnare loro la spesa e magari a raccontarsi.

Una comunità che incontra un’altra comunità e diventano un tutt’uno…

Proprio così. I produttori si conoscono tra loro e si danno una mano. Non riescono tutti ad essere presenti ogni settimana e quindi si danno il cambio, si aiutano tra loro. Ed è bello perché ogni volta in questo modo i consumatori possono incontrare produttori diversi.

Ma non è l’unico modo e l’unica occasione di incontro che l’Alveare offre.

No, l’Alveare è anche molto altro. Vengono organizzate visite a casa dei produttori, i Food Trip: gite o weekend fuori porta in cui il gestore dell’Alveare porta la sua comunità di consumatori a visitare i produttori: giornate all’insegna del cibo, relax, natura e animali. E ancora ci sono gli eventi, dagli aperitivi alle degustazioni.

E poi ancora l’Alveare ti accompagna anche in vacanza…

Sì, una volta che un utente è iscritto alla piattaforma può fare la spesa in qualunque Alveare. Sei di Pordenone ma vai in vacanza o studi a Milano? Basta cercare l’Alveare più vicino e riempire il cestino della spesa!

Federica, ma oltre ai tecnicismi e ai numeri, cosa serve davvero per decidere di gestire un Alveare?

La passione per il buon cibo prima di tutto, la voglia di contribuire alla promozione a alla scelta della filiera corta; e poi servono un po’ di tempo a disposizione e tanta tanta motivazione ed entusiasmo.

In fondo sono gli stessi ingredienti che servono a tutte quelle persone che scelgono di fare la spesa all’interno di questa comunità, virtuale ma non poi tanto, come abbiamo visto!

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ENTRA NELL’ALVEARE!


Come entrare a far parte dell’Alveare che dice sì.

  1. Vai su www.alvearechedicesi.it
  2. Inserisci il nome della tua città e cerca l’Alveare vicino a te
  3. Scegli il tuo Alveare e registrati
  4. Fai la tua prima spesa

La prima spesa ha un buono sconto.

Chi è curioso di conoscere l’Alveare che dice sì e vuole provare a fare la spesa può richiedere un buono sconto di 5 euro per il suo primo ordine.

Per richiedere il buono sconto dell’Alveare Pordenone basta scrivere a:

alvearepordenone@gmail.com

o inviare un messaggio whatsapp al 393 1077028

La consegna a domicilio.

Molti alveari effettuano anche la consegna a domicilio.

A Pordenone il servizio avviene il giovedì dalle 19 in poi e ha un costo di 3 euro da pagare alla consegna.

Il servizio a richiesto a: alvearepordenone@gmail.com o tramite messaggio whatsapp al 393 1077028

La tessera dell’Alveare.

Alla tua prima spesa ritira la tua tessera. Ogni 10 spese segnate un gustoso omaggio a sorpresa.

ATTENZIONE! AGGIORNAMENTO DI SETTEMBRE 2022

L’Alveare Pordenone ha chiuso, almeno temporaneamente.

Reste invece attivo l’Alveare di Udine. Federica risponde allo stesso numero di cellulare di cui sopra.

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IDEATORE E AMMINISTRATORE DI RISTORHUNTER - Giornalista pubblicista e scrittrice, Francesca è felicemente ossessionata dai racconti e dal potere delle storie: se infatti nessuno è in grado di contrastare la forza di gravità esercitata dalle storie, lei ne è sin dai primi anni di vita la prima vittima. Docente di "arte della narrazione" (anche applicata al mondo enogastronomico), che ama in verità definire "scrittura emotiva", crede che sia assolutamente vero che "Dio creò l'uomo perché gli piacciono le storie". Per Francesca insomma la scrittura è una cosa seria, perché scrivere significa dire quello che non riusciamo a dire e perché la scrittura è "un atto di conoscenza che si maschera di finzione".

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