“Charlie Bar”: quando il gusto si confeziona in lattina

Nel cuore della suggestiva città di Siena, c’è un luogo che ha fatto della mixology un’arte e degli
aperitivi un’esperienza unica. Parliamo del “Charlie Bar”, e oggi siamo qui con il suo fondatore, Riccardo Aldinucci, per scoprire la storia dietro questo locale affascinante e la sua innovativa introduzione delle classiche lattine in alluminio nel mondo dei cocktail, creando così i Cocktail in Lattina.

Riccardo Aldinucci e i suoi Cocktail in Lattina - Crediti: Michele Zaccagnino
Riccardo Aldinucci e i suoi Cocktail in Lattina – Crediti: Michele Zaccagnino

Riccardo, come nasce il Charlie Bar?

“Il Charlie Bar ha visto la luce nel 2003, dopo una lunga carriera che mi ha portato in giro per l’Europa, sia come barman che come chef de range. Tra tutti i lavori fatti ho avuto a che fare con un totale di 12 Stelle Michelin, tra cui un anno trascorso al Mudec di Milano con Enrico Bartolini.

Ho deciso poi di fare ritorno a Siena, città a cui sono profondamente legato. Qui ho fondato il Charlie Bar con l’obiettivo immediato di trasformarlo in un luogo ideale per gli aperitivi, un’idea che mancava a Siena. Ho iniziato così, nel 2006, a offrire aperitivi classici in un momento di transizione nel settore. Tuttavia, dopo due anni, ho chiuso questa iniziativa, poiché sia Siena che, in generale l’Italia, esclusa forse Milano, non erano ancora pronte per questo tipo di offerta.

Così, dal 2007, ci siamo dedicati principalmente alla caffetteria, dopo aver frequentato corsi, specie su “Latte Art”. Questo focus è durato fino al 2013, quando abbiamo iniziato ad immergerci nella mixology, che stava vivendo un boom sia in Italia che in altre parti del mondo. Nonostante le dimensioni ridotte di Siena, abbiamo perseverato e iniziato a innovare, diventando pionieri in Toscana e oltre.

Passo dopo passo, abbiamo plasmato uno dei migliori locali per aperitivi in Toscana e in Italia. Tutti i nostri prodotti sono realizzati internamente, “home made”, dalla distillazione del ghiaccio per averlo perfetto, agli sherbet, gli shrub… La nostra dedizione all’artigianalità è stata una delle chiavi del successo”.

Charlie Bar - Crediti: Michele Zaccagnino
Charlie Bar – Crediti: Michele Zaccagnino

Come è nata l’idea delle lattine?

“L’idea delle lattine ha preso forma nel 2020, durante l’incertezza della pandemia.

Grazie alla licenza di giornalaio, il bar poteva rimanere aperto, ma la sfida era capire cosa offrire in un periodo di restrizioni.

Notando che molti locali proponevano aperitivi in buste di plastica poco accattivanti e volendo comunque offrire anch’io aperitivi da asporto, mi è tornato in mente un locale di Firenze, purtroppo ormai chiuso, che proponeva l’uso delle lattine di alluminio per servire alcuni cocktail.

Questa idea mi aveva affascinato, vedendo come anche le grandi industrie stavano abbracciando la tendenza delle lattine come contenitori per cocktail. L’iniziativa non solo ha risolto il dilemma estetico che mi preoccupava, ma ha anche portato vantaggi a un gruppo di persone che mi circondava. In quel periodo difficile, molti, compresi i rappresentanti, erano inattivi e non rifornivano più i bar. Così, insieme a loro, abbiamo creato un circolo intorno all’idea del “Cocktail in Lattina“. Coinvolgendo rappresentanti, un ragazzo che creava le etichette e un amico che mi produceva i cartoni per contenere le lattine a Colle Val d’Elsa, abbiamo dato vita a un progetto che ha risollevato non solo il Charlie Bar, ma anche la comunità di Siena e provincia.

In un periodo apparentemente morto, siamo riusciti a ottenere un incredibile successo, con le persone che facevano fila per assaporare le nostre originali proposte in lattina”.

Dal lancio del Cocktail in Lattina, in quali problemi sei incappato?

“Le sfide iniziali sono state notevoli, soprattutto riguardo alla chiusura delle lattine.

Inizialmente il tappo e la lattina sembravano adattarsi perfettamente, ma la realtà era diversa in quanto, cercando di chiuderle “a mano”, qualche goccia usciva sempre. Per evitare perdite e poterle comunque dare alla clientela, ho utilizzato dei tappi da caffè da asporto che già avevo, trovando così una soluzione temporanea. Ricordo una serata in cui da solo ho preparato 500 cocktail in lattina, un’esperienza intensa durante il periodo del Covid.

L’aiuto è giunto anche dai collaboratori attorno a me: il mio miglior amico ha creato artigianalmente una specie di “apri scatole al contrario” che chiudeva quasi perfettamente le lattine, ma era comunque una soluzione non definitiva”.

E come sei arrivato poi alla soluzione?

Visto il successo locale decisi di investire in una “cannulatrice” per chiudere ermeticamente le lattine, aprendomi così la possibilità di spedirle in tutto il paese.

Di conseguenza, sono iniziate ad arrivare chiamate da ogni angolo d’Italia.
Durante la pandemia, c’è stato un vero e proprio boom, coinvolgendo non solo il consumatore medio, ma anche una vasta gamma di esercizi.

La particolarità del mio prodotto ha fatto la fortuna di tabaccherie e edicole, rimaste aperte in quel periodo incerto. È stato un colpo di fortuna per chiunque avesse una licenza per la somministrazione di bevande che, anche se di solito vendeva birra, ora poteva offrire i nostri Cocktail in Lattina, visto il tenore alcolico sotto i 20 gradi, un’opzione pratica e redditizia in quei giorni.

Successivamente, sono entrati in scena anche i “classici” bar, quelli che forse non si destreggiavano nel preparare un Negroni o un Margarita. Guardavano positivamente ai nostri Cocktail in Lattina, pronti nel frigorifero e da versare ai clienti all’occorrenza, senza alcun problema. È stato un modo semplice e conveniente per loro ampliare la loro offerta senza dover diventare improvvisati bartender”.

Chiusura della lattina con la “cannulatrice” – Crediti: Michele Zaccagnino

E tutto questo viene fatto dentro il Charlie Bar?

“Dall’etichettatura alla miscelazione, gestiamo tutto internamente, seguendo scrupolosamente le procedure tradizionali.
Se prendiamo il Negroni, ad esempio, lo produciamo su larga scala per poi suddividerlo in lattine, ma quando si tratta di cocktail particolari come il Manhattan, lavoriamo lattina per lattina, con il jigger per le dosi e spremendo limoni o lime a mano.

Nessun macchinario è ammesso perché vogliamo preservare l’autenticità e l’artigianalità del processo. Per farti capire quanto sia importante per me questo aspetto, ti racconto di quando un americano mi ha chiesto ordini da 400.000 lattine a periodo. Ho detto categoricamente no, poiché avrebbe richiesto una “industrializzazione” della produzione, perdendo il carattere artigianale che considero fondamentale.

Un’altra significativa modifica che ho apportato è stata l’ottenimento della licenza massima da distillatore, una rarità tra i bar italiani. Inizialmente, non sapevano quale licenza darmi oltre a quella per il bar, ma alla fine hanno optato per quella massima. Questo pone il Charlie Bar tra i pochissimi in Italia in grado di produrre artigianalmente, distillare e essere completamente in regola”.

Quali sono stati i primi passi per far conoscere il prodotto?

“I primi passi per far conoscere il prodotto sono stati abbastanza inusuali.

Nel primo anno, ho regalato più lattine di quante ne abbia vendute, specie a causa del problema di chiusura menzionato prima. Ho iniziato dapprima a fare pubblicità attraverso il passaparola a Siena e, man mano che la richiesta cresceva e risolto il problema di chiusura, ho iniziato a promuoverle sui social media.

Ho iniziato donando alcuni campioni ad influencer, anche a quelli con quasi un milione di follower. La loro curiosità per questo nuovo prodotto è stata la spinta principale, più che una vera e propria campagna pubblicitaria pagata. La gente voleva queste lattine per condividere post interessanti sui social.
Ad esempio, un imprenditore milanese ha scoperto il progetto proprio attraverso i social e ha finanziato personalmente la creazione del sito internet.

A livello locale, abbiamo portato il Charlie Bar a mercatini e manifestazioni su cibo e bevande, street food, per far conoscere il nostro prodotto più che per venderlo. La mia presenza era richiesta anche per la mia personalità eccentrica e un po’ folkloristica. Mi piaceva stare tra la gente, gridare, scherzare, divertirmi. E, ovviamente, la bellezza della lattina, comprese le illustrazioni sull’etichetta, ha contribuito a suscitare interesse.

Ho poi avuto la fortuna di vincere la “Tuscany Cocktail Week”, e da lì ho partecipato a vari concorsi, tra cui uno per il miglior barman, dove siamo finiti sul giornale insieme alle lattine in un articolo fantastico. In seguito, le lattine sono state riconosciute come uno dei “sei migliori prodotti innovativi dell’anno”, aprendo così nuove opportunità. Il prodotto ha iniziato a farsi conoscere da solo.

Vari produttori di liquori grazie a questo mi hanno contattato per creare le loro lattine con i loro prodotti e le loro grafiche. E oltre questo molti negozi, soprattutto legati al food, hanno voluto le loro lattine per la rivendita con il loro logo impresso su”.

Preparazione del Cocktail
Preparazione del Cocktail
Chiusura con la "cannulatrice"
Chiusura con la “cannulatrice”
Applicazione etichetta
Applicazione etichetta

Un particolare che noto è proprio l’attenzione alle illustrazioni sulla lattina, come ti sono venute in mente?

“Abbiamo prestato grande attenzione alle illustrazioni sulle lattine, desiderando rappresentare ogni cocktail con la sua storia o riferimenti unici.

Ogni personaggio narrativo ha una storia correlata a ciò che è contenuto; ad esempio, il Gin Tonic presenta i Baby Beatles, mentre il Cosmopolitan è accompagnato dalle ragazze di “Sex and the City” in quanto era la loro bevanda preferita.

L’Americano oggi raffigura Biden, che ovviamente cambieremo con ogni nuovo presidente.

Personalmente, ritengo che la grafica più suggestiva sia quella del Negroni, con il Ponte Vecchio a Firenze, luogo di nascita del cocktail per idea del Conte Negroni.

La più divertente è il Moscow Mule con Ivan Drago che domina Rocky.

Un’ottima idea che però ci ha portato anche ad un intoppo: l’anno scorso è stato interessante perché Enrico Bartolini mi ha contattato per inserire le lattine nel suo hotel. Purtroppo, la trattativa non è andata a buon fine poiché ha sottolineato: “Riccardo, mi piacciono molto, ma non sono adatte per un hotel, forse poco eleganti a causa delle grafiche”. Questo però è stato uno stimolo per me a creare lattine più “eleganti” appositamente pensate per gli alberghi e ci stiamo appunto lavorando”.

Alcune lattine e le loro grafiche - Crediti: Michele Zaccagnino
Alcune lattine e le loro grafiche – Crediti: Michele Zaccagnino

Quale è stato il primo cocktail che hai reso “in lattina”?

“Il mio primo esperimento con i cocktail in lattina è stato lo “Stelle e Strisce”, un’autentica firma personale. Una reinterpretazione dell’Americano, ma con uno sherbet fatto in casa a base di limone e zenzero e l’aggiunta di ginger beer al posto della soda tradizionale.

Durante il periodo di asporto durante il lockdown, ho pensato anche a un’opzione analcolica. Quando le famiglie venivano a chiedere aperitivi da asporto, notavo che a volte erano indecisi su cosa prendere per i bambini. Quindi, ho creato un cocktail analcolico appositamente per loro, cercando di rendere l’esperienza dell’aperitivo inclusiva anche per i più piccoli durante quei momenti“.

Arriviamo ai progetti per il futuro, hai già qualche idea?

“Guardando al futuro, il mondo delle lattine di cocktail è in costante evoluzione. Nuove idee e nuovi prodotti stanno emergendo, come il recente “Kill the Spritz” o il mio Bitter. L’intenzione è di continuare su questa strada, mantenendo alta l’attenzione per la qualità e l’originalità, mantenendo inalterata l’artigianalità.

Per quanto riguarda il Charlie Bar, ho un ambizioso progetto di ampliamento, con l’idea di creare uno speakeasy accanto al bar principale. L’idea è quella di creare un’atmosfera diversa, più intima, destinata a una clientela specifica. La mia visione è quella di attirare un pubblico che condivida la stessa passione per l’esperienza del cocktail e che abbia il desiderio di vivere un momento unico.

Inoltre, ho un grande progetto personale in fase di sviluppo: sposarmi a Las Vegas!
Che rappresenta un periodo di pausa per concentrarmi su aspetti più intimi della vita.
Per quest’anno infatti, ho deciso di ridurre la partecipazione ai mercatini e agli eventi e mi concentrerò maggiormente sulla crescita del sito online e dell’e-commerce. L’obiettivo è far conoscere il mio cocktail in lattina a tutto il territorio italiano.

Il futuro è sempre una fucina di idee…

…e insieme alla mia compagna, che spesso fatica a starmi dietro date le idee che escono fuori a raffica, stiamo valutando nuovi progetti e opportunità che potrebbero emergere nel corso degli anni”.

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Michele è un cuoco-pasticcere con la passione per la scrittura. Nato a Melfi nel 1997 e toscano d'adozione, porta avanti da sempre le sue passioni principali: dalla cucina alla tecnologia, dalla scrittura alla musica, cercando di "impastarle" bene sia nella professione che nel tempo libero. Cerca di trasmettere l'importanza e il valore che il cibo ha assunto per lui negli anni, attraverso storie, ricette e foto.

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